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Cristianesimo e Reincarnazione
A cura di Giovanni Peccarisio
- 25 marzo 2010
Conoscenze
orientali della reincarnazione
Correva l’anno 869 d.C. Tutto ebbe inizio dalla
cancellazione dell’esistenza dello Spirituale da parte
della Chiesa cattolica.
La Chiesa
cattolica è una istituzione creata per difendere e
diffondere il messaggio del cristianesimo ma che poi, in
breve tempo, si è sempre più burocratizzata sostituendo
al messaggio evangelico di Cristo, che invita a
mettersi al servizio di tutti gli uomini, quello
dell’esercizio del proprio potere ecumenico e cattolico.
Quando perciò si parla del messaggio del Cristo bisogna
distinguere nettamente il termine cristianesimo
da cattolicesimo.
Nel Concilio di Costantinopoli tenutosi nell’869 la
Chiesa cattolica decretò che doveva essere cancellata
l’esistenza dello Spirito come parte costitutiva
dell’essere umano e che da quel momento, solo l’anima
umana poteva avere qualche qualità spirituale ma nulla
più di questo.
In tal modo fu cancellata non solo la parte spirituale
dell’uomo, quella parte cioè che può avere possibilità
di evoluzione, ma fu di fatto negata anche
l’esistenza del Mondo Spirituale con tutte le sue leggi
evolutive, compresa la legge del karma e della
reincarnazione e conseguentemente la possibilità di
autodeterminazione dell’essere umano.
Tale decreto era stato preparato già con il secondo
Concilio di Costantinopoli del 552 d.C.
In seguito il tutto fu ribadito con il Concilio di Lione
del 1274 e quello di Firenze dell'1439.
La Chiesa
cattolica condannava l'idea di reincarnazione come “…
una antica idea pagana” .
Per tale motivo essa fu considerata alla stregua di
un’eresia.
Questi Concili hanno condannato la reincarnazione anche
perché, come parametro di giudizio, prendevano in
considerazione l'idea di reincarnazione che viveva nel
mondo orientale.
La reincarnazione invece si basa su ben altre leggi
spirituali come, in modo sintetico, si cercherà di
dimostrare.
Nelle antiche civiltà orientali si pensava che l'uomo
fosse stato cacciato dal Cielo e, per punizione,
confinato a vivere eternamente sulla Terra, considerata
perciò luogo d’esilio.
Nacque in tal modo nell’uomo orientale l’idea delle
ripetute vite terrene o reincarnazione.
Oggi l’orientale, ha ancora il sentimento istintivo
della reincarnazione, ma, non riuscendo più a coglierne
il vero significato, cerca soltanto di liberarsi dallo
spietato circolo delle ripetute vite terrene che lo
costringe a ritornare in un corpo fisico sulla terra,
luogo di dolore.
Con il tempo inoltre è sorta una visione distorta:
quella della possibilità di reincarnazione di un essere
umano in un corpo di animale quale ulteriore punizione
per gravi mancanze o peccati commessi. Sarebbe opportuno
a questo punto, per maggior chiarezza, correggere il
termine reincarnazione, o ripetuta incarnazione
di un’anima in un corpo umano, con metempsicosi,
o trasmigrazione dell’anima in un corpo
d’animale.
L’idea orientale considerata dalla Chiesa cattolica, ha
comportato un’errata interpretazione del concetto di
reincarnazione basata su due punti essenziali:
1° - l’idea dell'eterno ritorno quale punizione
e, per conseguenza, la non possibilità di evoluzione.
2° - l’idea della reincarnazione come possibile
caduta nel regno animale o metempsicosi.
Un tale modo di pensare deriva dal fatto che gli antichi
orientali non avevano ancora né conoscenza, né tanto
meno coscienza di possedere un Io individuale avente la
possibilità di compiere una evoluzione personale.
L'evoluzione invece consiste in un graduale, lento
perfezionamento che si attua portando l’Io umano, la
prima e più elevata parte spirituale costitutiva, a
vivere alternativamente nel mondo terrestre e in quello
Spirituale, per raggiungere il grande compito di
conquistare
la Libertà individuale e l’Amore per
tutto il Creato.
Tale lungo cammino viene regolato e caratterizzato dalle
leggi del karma e della reincarnazione.
Moderne conoscenze
La Chiesa
cattolica per tutto il periodo che andava dal 500 al
1800, si rapportava, riguardo alle conoscenze sulla
reincarnazione, sulle idee errate dei popoli orientali.
Nel 1915 il Sant’Uffizio ancora una volta ha
condannato duramente l’idea della reincarnazione
presentata dalla Società Teosofica perché, com’è
affermato, “ … l’idea deve essere rifiutata,
anche se
è presentata dalla Teosofia sotto una falsa veste
scientifica ”.
In seguito, con la venuta dell'Antroposofia di Rudolf
Steiner, la Chiesa cattolica ha continuato a
mantenere il suo parere negativo sulla reincarnazione,
basandosi questa volta su un insegnamento ritenuto
fondamentale dalla religione cattolica.
Tale insegnamento risulta incompatibile con l’idea della
reincarnazione, poiché afferma che la redenzione
dell'umanità deve avvenire solo tramite la morte
sacrificale del Cristo sul Golgota
Questo concetto, fissato in dogma, è sorto nel V secolo
d. C. ed è la conseguenza di una disputa fra Pelagio e
S. Agostino.
Pelagio, un asceta inglese, operò in Italia, a Roma,
all'inizio delle 400 d. C.
Egli negava il peccato originale quale
trasmissione ereditaria di un peccato morale.
Considerava questo concetto non compatibile con la
giustizia di Dio, perciò affermava che l'uomo, nascendo
senza peccato, per conseguenza aveva la capacità di
scelta fra il bene e il male e quindi era libero di
scegliere o meno la propria redenzione.
S. Agostino affermava al contrario che il peccato
originale commesso da Adamo era ricaduto moralmente
anche sui suoi discendenti impedendo loro di vincere il
male basandosi soltanto su forze puramente umane.
La Chiesa
del V secolo d. C. per risolvere
una simile controversia, scelse una via di mezzo:
adottò un po' le idee di Pelagio, un po' quelle di S.
Agostino.
Essa accolse la tesi di S. Agostino e in altre parole
che l'uomo da solo non può superare il male ma deve
rimettersi alla grazia originata dal sacrificio
del Cristo, collegandosi però anche alla tesi di Pelagio
secondo il quale la grazia da sola non basta, poiché
l'uomo le deve andare incontro sforzandosi di scegliere
il bene, adeguandosi per conseguenza a quello che
la Chiesa
cattolica stabiliva fosse il bene.
In tal modo da una parte
la Grazia
divina agisce tramite il perdono dei peccati per
l'azione redentrice del Cristo. e dall'altra per lo
sforzo individuale dell'uomo il quale - sempre secondo la Chiesa cattolica - dopo la morte verrà
premiato con un premio o con un castigo, con il
Paradiso o con l’Inferno.
Riassumendo perciò, e sintetizzando, a tutt’oggi
la Chiesa cattolica riguardo la vita
umana sulla terra e oltre la morte riconosce soltanto
due situazioni possibili:
1° - la remissione dei peccati
2° - il premio o il castigo.
Conoscenza antroposofica della reincarnazione.
Con la conoscenza e l’ammissione della legge della
reincarnazione e del karma, nell’Antroposofia di Rudolf
Steiner è introdotto qualcosa di totalmente nuovo.
Secondo tali leggi è possibile ammettere la possibilità
di riparazione o compensazione di falli
morali commessi dall'uomo a mezzo di ripetute vite
terrene, le quali si svolgono in modo giusto ed
equilibrato secondo la legge del karma.
Le dottrine esposte dall’Antroposofia, in realtà
corrispondono non a idee personali e arbitrarie di
Rudolf Steiner ma, come lui stesso dimostrò nelle sue
oltre seimila conferenze, furono reali verità spirituali
da lui colte grazie alle sue particolari capacità
spirituali. Tali dottrine sono osservabili e
dimostrabili in modo scientifico, secondo una scienza
che sa aprirsi ed accoglie anche la conoscenza di leggi
scientifiche di natura spirituale.
Su ciò la Chiesa cattolica e le altre
istituzioni religiose di ispirazione cristiana,
accusarono Rudolf Steiner di sostenere l’auto-redenzione
dell'uomo in contrapposizione alla redenzione dei
peccati possibile solo grazie al sacrificio di Cristo
sul Golgota.
Questa però è solo un’interpretazione non esatta della
Chiesa cattolica del pensiero di Rudolf Steiner. Egli in
una sua raccolta di conferenze dal titolo “ Cristo e
l’anima umana“ tratta l’argomento in modo ampio ed
articolato.*
Lo rileva con molta esattezza e lo riassume in due punti
essenziali.
1° - Quando l’uomo commette una mancanza ( in termini
religiosi fa un peccato ) ed arreca un torto ad
esempio ad un’altro essere umano o comunque ad altri
esseri viventi, infrange l’armonia di leggi cosmiche e
compie un atto che ha una conseguenza duplice.
Il male compiuto potrà - e dovrà - essere pareggiato in
una successiva vita dall’essere umano stesso che
addirittura aspirerà a voler riparare, secondo le leggi
del karma, l’atto negativo compiuto.
2° - Il fallo morale però non concerne esclusivamente il
singolo uomo che l’ha commesso e che perciò deve
ripararlo ma, come già accennato, va a squilibrare
e addirittura a lacerare la stessa
“ trama spirituale del Cosmo “.
L’essere umano non è in grado di compiere tale
riparazione a causa della sua attuale insufficiente
forza spirituale.
Soltanto un Essere spirituale superiore all’uomo può
intervenire e riparare la lacerazione compiuta nella
trama spirituale, nell’ordine equilibrato del Cosmo.
Questo essere spirituale è il Cristo.
In altri termini l’essere umano, quando compensa il “
male“ da lui compiuto, fa un processo di
autoredenzione. Questa riparazione riguarda però il
ristretto, personale ambito di ciascun uomo.
La ripercussione dello squilibrio causato, che sempre
avviene nella realtà cosmica spirituale, viene
compensato dal Cristo che compie, in tal modo, un
atto di redenzione posto a servizio di
qualunque essere umano.
Quanto esposto è il reale e completo pensiero di Rudolf
Steiner che perciò riassume in due aspetti, secondo
veridicità, le leggi di reincarnazione e karma:
1° - l’aspetto microcosmico, quale auto-redenzione da
parte dell’essere umano ( sempre secondo le leggi di
reincarnazione e karma )
2° - l’aspetto macrocosmico quale redenzione da parte
del Cristo grazie al Suo intervento riparatore nel Cosmo
spirituale.
L’insegnamento che si può trarre dal susseguirsi di
questi eventi, e in altre parole l’interpretazione
erronea data dalla Chiesa cattolica lungo i secoli
riguardo alla realtà della reincarnazione, del
karma e dell’autodeterminazione dell’essere
umano, non può essere che uno solo.
Quando vi sono grandi responsabilità occorre molta più
cautela e approfondimento nelle analisi.
I giudizi non devono e non possono essere superficiali,
poiché le scelte compiute da pochi investono il destino
di milioni di esseri umani.
I giudizi inoltre non possono essere avventati specie se
compiuti su chi, come nel caso di Rudolf Steiner, ha
messo al servizio di tutti gli uomini le proprie
conoscenze, le proprie profonde, esatte, documentate
ricerche scientifico spirituali.
Tutto questo però parte da un presupposto fondamentale
senza il quale non può esservi che l’errore: occorre un
sincero anelito, una vera ricerca della verità e non
un’ottusa volontà di potere sugli esseri umani.
Quanto è stato esposto, anche se succintamente, è il
reale pensiero di Rudolf Steiner su reincarnazione,
karma e autodeterminazione dell’essere umano
per approfondire, completare, correggere nuove
conoscenze rivolte naturalmente a coloro che le cercano
per una propria esigenza interiore “ …come una
necessità vitale, come si sente fame e sete.”. **
* O.O. n. 155 ed. Antroposofica
**
O.O. n. 26 ed. Antroposofica
Giovanni Peccarisio, laureato alla "Libera Università
della Scienza e dello Spirito" di Dornach
(Svizzera), come Maestro Waldorf (scuole steineriane) e
Maestro di pittura.
Consulente pedagogico, svolge la sua attività di
conferenziere in varie sedi in Italia e all'estero.
Autore dei libri: "L'evoluzione storica della
coscienza: il passaggio della Soglia" ed "Ereditarietà
ed individualità

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