GIUSTIZIA INGIUSTA
 
   
 
Ecco dove vanno i soldi degli italiani
Il ministro Brunetta, proposto dal Papa a Ministro della Congregazione della Fede, vede le streghe solo dove gli fà più comodo: i piccoli dipendenti con 1000 euro al mese.
I privilegiati restano e lui li tutela.
Sono uomini di tutte le stagioni. La politica gli interessa solo sino a quando mantiene le loro lussurie e i loro godimenti.

 

 
Una sorta di Russa ottocentesca che vive nelle loro contee, marchesati e corporazioni tutelate dalle lobby parlamentari dalla magistratura e delle stesse associazioni sindacali  dei cittadini che vengono rimpinguati anche loro di danaro pubblico pur di non far trasparire questo mostruso mondo di privilegiati che giammai nessuna legge scalfirà.

Addirittura, mentre Paoda Scioppa aumenta le entrate per mantenere questo stato di fatto le caste dei diritti acquisiti non si arrendono e continuano a fare incetta di nuovi privilegi.

C'è chi si muove personalmente, con modi tra il piratesco e l'autoritario. E chi marcia compatto nei ranghi delle corporazioni, unica istituzione che sopravvive allo sfascio di partiti e pubblica moralità. Ma tutti puntano a un solo obiettivo: ritagliarsi quell'orticello di vantaggi protetti, svincolati da meriti e risultati. Un po' per interesse, spinti dalla brama di guadagni sicuri; un po' per la voglia di emergere ostentando status symbol come l'auto blu; un pò per una mai sopita vocazione da hidalgo che fa sentire superiori ai , comuni mortali e all'obbligo di pagare biglietti. Certo: il vizio è atavico. Ed è sopravvissuto a ogni rivoluzione egualitaria, ad ogni processo di razionalizzazione, a ogni ondata di modernità e moralità: particolarismo, egoismo e protezionismo; la sacra trinità di una passione italica immortale. Che nessuna crisi e nessuna stretta riesce a sconfiggere.

Intanto però il bestiario si arricchisce di nuove figure: di baroni del posto nepotista che assieme alle università colonizzano anche il futuro del Paese, di procacciatori di prebende federaliste che proliferano nelle regioni, di speculatori squattrinati che vivono da nababbi sulle spalle del risparmia -tesserino  del  buono sarto, del viaggio pagato all’estero per gli amici degli amici.

 

Stipendi smisurati e una vita spesata
questo è il bello di rappresentare gli italiani.

Già perché deputati e senatori in cassano ogni mese più di 14 mila euro oltre ad un rimborso di 4 mila euro per il soggiorno a Roma ed oltre 4220 mila  euro per mantenere il rapporto con i cittadini.

Questa voce la Senato è aumentata di  500 euro al mese.

Per il trasporto di ogni onorevole che si muove come l’aria, il telepass e i taxi. È previsto un rimborso trimestrale pari a 3 mila e 300 euro.

Ma per i deputati che abitano al oltre cento chilometri da Roma il rimborso sale a 4000 euro. Ma il bonus è ancora più appetitoso oltre i confini nazionali: per attività all’estero spettano ad ogni deputato 3.100 euro all’anno. I soli deputati nel 2005   ci sono costati 40 milioni di euro. Una intera manovra finanziaria.

Poi non pagano il telefono ed hanno diritto al fine legislatura di  un computer potatile. Con una sola legislatura, deputati e senatori  maturano la pensione. Alla faccia dell’innalzamento dei limiti d’età!!!.

 

 

I LEGIONARI DELLE REGIONI.

 Nulla cambia quando si tratta di consiglieri. Le regioni elargiscono il 65 per cento del compenso riconosciuto ad un deputalo. E quando aumenta l’autonomia aumentano le indennità. I sardi si portano a casa 80 per cento dell’indennità nazionale a cui vano aggiunte tutte le voci previste per la Camera: le diarie, i rimborsi, la segreteria. A conti fatti si superano i 10 mila euro mensili. E non finisce qui. I consiglieri sardi hanno inventato anche i fondi gruppi: 2mila e 500 euro per consigliere oltre 5 mila al gruppo in consiglio. Inoltre quando sono a Roma, hanno diritto ad una auto ed un autista.

In passato la Sardegna si distingueva  per le sue generose buonuscite: 117 mila euro per consigliere. La chiamavano "indennità di reinserimento", come si fa con i tossici usciti da San Patrignano. Ora è stata ridotta a 48 mila euro, speriamo che non ricadano nel vizio. Quella del reinserimento è una moda diffusa. Il Molise ha appena varato un sostanzioso «premio di reinserimento nelle proprie attività di lavoro» a tutti i consiglieri trombati o non ricandidati: così l'onorevole Aldo Patricello dell'Udc, dimessosi per diventare europarlamentare, si prende più di 72.700 euro ed è primo del­la speciale classifica, al pari dei diessini Nicolino D'Ascanio (attuale presidente della Provincia di Campobasso) e Antonio D'Ambrosio e a Italo Di Sabato di Rifondazione. Ai privilegi infatti ci si affeziona. L'ex governatore pugliese Raffaele Fitto di Forza Italia aveva ottenuto l'auto blu per alle­viare i primi cinque anni senza carica. La delibera è stata cambiata dopo le contestazio­ni, ma la giunta di sinistra non si è dimenticata degli ex: le pensioni sono state ritoccate. Al rialzo. Perché in Puglia il benefit è ecumenico: anche alcune delle 19 Lancia Thema sono a disposizione degli assessori uscenti.

MA le strade del bonus sono infinite. Un'altra  veste giuridica   per coprire l’ennesima erogazione va sotto il nome di indennità di funzione per i vertici di giunta e commissioni su misura. La Campania deteneva il record  nazionale: lo scorso anno le commissioni regionali erano 18. Ognuno dei Presidenti incassa 1.650,00 euro al mese, oltre lo stipendio di consigliere (7 mila euro). Poi ci sono le spese di rappresentanza per 400 euro mensili e quelle per il personale distaccato 9.550 uro al mese. Totale 180 mila euro.

 

 
     
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