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FOTOGRAFIA
Berengo, Toscani e gli altri
Palermo e il reportage grandi firme
Nel Palazzo S. Elia, una grande mostra racconta i maestri italiani. Oltre cento immagini di 29 autori per un viaggio alla scoperta di personaggi, luoghi, storie, guerre, umanità e bellezza
di LAURA LARCAN
Berengo, Toscani e gli altri Palermo e il reportage grandi firme
Gianni Berengo Gardin. Gran Bretagna 1977

PALERMO - Lo sguardo beato e sornione di Alberto Moravia fa pendant con la bellezza melliflua della modella Ivy Nicholson che posa con lui, mentre la giovane Isabella Caro rivela i suoi trentuno chili di pelle e ossa d'una bellezza scarnificata dall'anoressia. Dal ritratto d'autore di Federico Garolla immortalato nel 1956, all'immagine-shock di Oliviero Toscani concepita per la campagna del 2007 contro i disturbi del comportamento alimentare. E' tra questi due estremi che scorre tutto un immaginario di racconti scritti con l'obiettivo dei grandi fotografi italiani, popolati di persone, luoghi, momenti del passato e di oggi, di natura incontaminata e di natura devastata dalla guerra. Come evidenzia la bella mostra "La camera dello sguardo. Fotografia italiana", ospitata fino al 21 marzo a Palazzo S. Elia, dove sotto la cura di Achille Bonito Oliva sfilano un centinaio di immagini firmate da ventinove autori dagli anni Cinquanta ad oggi.

Le immagini

Una supercollettiva raffinata, costruita con maestria, da un progetto di Incontri internazionali d'arte promosso dalla Provincia Regionale di Palermo con l'organizzazione di Civita Sicilia, che ripercorre le varie epoche di una società contemporanea, fatte di facce, di eventi, di pensieri, di personaggi cruciali, di piccoli grandi capitoli di una storia italiana e mondiale filtrata da una felice armonia fotografica fatta di tecnica e estro artistico riconosciuti a livello internazionale. Un viaggio per inquadrature intriso di sensibilità e audacia per una conoscenza ravvicinata di mondi diametralmente opposti. Ci sono i due grandi siciliani, Ferdinando Scianna e Lia Pasqualino, il primo con quattro esemplari dei suoi reportage intimi e poetici, tra le feste religiose in Sicilia, inondate di ebbrezza profana e folclore popolare, e i diari di una Bolivia a scoprire gli ultimi discendenti degli Indios, la seconda, Pasqualino, con quattro scatti nati sul set del film di Roberto Andò "Il manoscritto del principe", dove immortala nei primi piani, Jeanne Moreau, Leopoldo Trieste, Michel Bouquet e Laurent Terzieff.

Il milanese Gabriele Basilico, che scandaglia le possenti ed enigmatiche muraglie dei palazzoni moscoviti della burocrazia, fotografati nel 2007, e Gianni Berengo Gardin, l'artista dell'indagine sociale, della documentazione dell'architettura e della descrizione ambientale, scruta i volti di coppie sconosciute, quella semplice e beata della Gran Bretagna in riva al mare e quella benestante di New York. Il veneziano Luca Campigotto, fotografo di architetture e paesaggio, che coglie l'estremismo avveniristico di Chicago, così come Federico Garolla ci regala il ricordo di Pier Paolo Pasolini mentre gioca a calcio in un campo sterrato all'ombra di palazzine di periferia. E se la napoletana Raffaela Mariniello, cresciuta con i reportage di ambiente urbano, indaga la surreale bellezza di una Salerno moderna, tra l'antico Ponte del Diavolo incastonato negli edifici moderni e la montagna di rifiuti del porto che sembrano un reperto di archeologia industriale, la calabrese Paola Salerno scruta con i rapporti umani immortalando micro-storie di vita ordinaria.

E se la genovese Lisetta Carmi ci offre un impenetrabile Ezra Pound in vestaglia a 81 anni, fotografato a Sant'Ambrogio di Rapallo, Elisabetta Catalano lascia sfilare illustri artisti e intellettuali come Maurizio Moschetti seducente nei suoi trentatre anni. E altri grandi dell'arte che hanno contagiato un'epoca arrivano dalla galleria di ritratti di Ugo Mulas e Dino Pedriali che ruba un gesto a Federico Fellini e a Andy Warhol. Non mancano Mario Giacomelli, il fotografo del "realismo magico", tipografo, poeta e pittore, con i suoi pretini dall'alto che pattinano in tonaca, Franco Fontana con le sue campagna sconfinate della Basilica, Paolo Pellegrin con le montagne brulle e ostili dell'Afghanistan, Luciano D'Alessandro che con piglio neorealista alla Vittorio De Sica ritrae nel '65l'episodio del Banco dei pegni di Napoli, con il vecchietto smunto perso fra santini e carabattole, fino a Oliviero Toscani e alla sua controversa e chiacchierata "Anorexia".

Un viaggio, appunto, attraverso "la camera dello sguardo", titolo stesso della mostra che trae spunto, come avverte Achille Bonito Oliva, dalla posizione volutamente "aliena" del fotografo, da quello spazio blindato e asettico che è l'occhio del fotografo. "Il fotografo - scrive Bonito Oliva nel catalogo - adopera la stessa 'civile ipocrisia', utilizza materiali e convenzioni che rappresentano e nello stesso tempo negano la rappresentazione tra astrazione e figurazione. Oscilla liberamente con piacere e dolore costruendo immagini presenti e allusive, vicine e anche distanti. La vicinanza è dettata dalla scelta del materiale e dalla convenzione visiva che afferma e conferma la precisione dello sguardo. La distanza è rappresentata dalla filosofia dello sguardo stesso che conosce la sua possibilità e contiene anche la memoria di un contatto ormai impossibile da realizzare e ricostruire".

Notizie utili - "La camera dello sguardo. Fotografia italiana", dal 19 dicembre al 21 marzo, Palazzo S. Elia, via Maqueda 81, Palermo.
Orari: martedì-domenica, 9-13, 16-19,30. Chiuso lunedì. Aperta il 25, 26 e 31 dicembre e 1 gennaio. Ingresso libero.
Catalogo: Peliti Associati