CATTEDRATICI COSA-NOSTRA.

In teoria i professori universitari non dovrebbero godere di chissà quali privilegi, ma in realtà la loro posizione è unica. Perché da noi i controlli di produttività non esistono e una volta conquistata la cattedra i prof restano incollati ritardando pu­re la pensione. Per arrivare sulla poltrona,
poi, fanno di tutto; ma nell'immaginario collettivo e negli atti di parecchie indagi­ni penali domina la catena del nipotismo.

Si ereditano posti da ordinario o li si scambia, creando intrecci o addirittura facendo nascere nuove facoltà per gem­mazione. La summa del "tengo famiglia", viene registrata a Bari dove nell'ateneo  prosperano tre clan principali: uno vanta ben otto parenti-docenti, gli altri due si attestano a sei. Insomma, l'ateneo è cosa nostra. Il discorso non cambia quando in cattedra sale il medico, che di sicuro dovrà rispondere della sua produttività clinica, ma che rappresenta anche la vetta di  una categoria molto corteggiata. Soprat­utto dalle case farmaceutiche, prodighe di viaggi per convegni e presentazioni di: mirabolanti macchinari: prodotti che poi vengono pagati dalle Asl. Una casta sono sempre stati considerati anche i giornalisti, soprattutto quelli stipendiati per far poco o imbucati in qualche meandro, della tv di Stato. Il tesserino rosso, in realtà, si è molto scolorito. Gli sconti delle Fs non sono più automatici, ma richie­dono l'acquisto di card annuali (60 euro per avere il 10 percento in meno sui tre­ni), Alitalia e Airone invece tagliano del 25 per cento i biglietti a prezzo intero.
L'unico vero privile­gio è l'ingresso gratuito nei musei statali e in numerose gallerie comunali. È chiaro che le eccezio­ni non mancano. Alcune sono frutto di operazioni di publich relation: vetture in pro­va, riduzioni su acquisto di auto, sconti su alcuni noleggi. Altre sono concessioni ad personam, come i cadeaux natalizi.

 

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 Un vero e proprio Carnevale di privilegi è stato per anni il contratto di lavoro dei di­pendenti dell'Alitalìa. In un'azienda dove la definizione di giorno di riposo sembrava scritta da Totò & Peppino (<<Deve avere una
durata di almeno 34 ore») e dove i dirigenti riuscivano a farsi infilare nella mazzetta dei giornali i fumetti di Topolino per (si spera) i pupi di casa, alla fine i soldi sono davvero fi­niti. I piloti hanno così perso via via dei be­nefit, come il buono-sarto per farsi confezio­nare la divisa su misura, il diritto all'autista da casa all'aeroporto, o la cosiddetta indennità Bin Laden, istituita dopo 1'11 settembre 2001 sulle tratte mediorientali. Sono rima­sti, però, i ricchi sconti al personale sui voli:i dipendenti (e i pensionati) hanno diritto ad acquistare (anche per figli e coniugi o conviventi) i biglietti con una riduzione del 90 per cento sulla tariffa piena se rinunciano al diritto di prenotazione. Altro capolavoro di sindacalismo all'italìana è il contratto dei ferrovieri. Quando un macchinista guida un treno da solo come in tutto il resto del mondo, invece che in coppia secondo la procedura made in Fs, ha diritto a incamerare anche la paga del compagno assente. Tutti i dipendenti dispongono inoltre di una carta di libera circolazione, che consente di viaggiare gratis (con coniugi e figli) su treni regionali, interregionali e lntercity.

Barriere sindacali. Sono decine di migliaia alla Cisl. Altrettanti alla Cgil. Un po' meno alla Uil. Nel complesso, si parla di ben 200 mila persone a fronte di oltre 10 milioni di iscritti: un folto esercito comunque di distaccati, delegati, quadri e dirigenti che mantengono saldi nelle proprie mani privilegi e facilitazioni che riguardano soprattutto la possibilità di contrattare direttamente condizioni preferenziali con le controparti; di sedere nei consigli di amministrazione di enti e banche e assicurazioni; di gestire le attività legali, assistenziali e fiscali tramite patrona­ti e sportelli di servizio; di curare un patri­monio immobiliare di non poco Conto. Privilegi e facilitazioni che, in particolare, partono dalla fine della carriera. E soprattutto dalla garanzia di arrivare all'età pensionabile con un buon livello economico.

In tempi di incertezze previdenziali, infatti, i sindacalisti si trovano in una botte di ferro. Prima la legge Mosca del '74 e poi un provvedimento approvato dall'Ulivo nel '96 (e promosso dall'ex ministro del Lavoro, Tiziano Treu, uomo di area Cisl) prevedono una contri­buzione che vale doppia e la possibilità di beneficiare di un ulteriore versamento da parte del sindacato. Inoltre, nello statuto dei lavoratori è previsto che ai dipendenti in aspettativa per lo svolgimento di incarichi sindacali vengano riconosciuti e versati contributi figurativi a carico dell'Inps, che sono calcolati sulla base dello stipendio che non viene più versato dall'azienda o dell'ente di provenienza.

Stessa situazione viene riconosciuta ai sindacalisti che usufruiscono del regime di distacco per attività sindacale e che percepiscono lo stipendio di un'azienda privata o di un ente pubblico anche se lavorano a tempo pieno solo per il sindacato. Secondo alcuni dati, sono diverse migliaia di persone a godere di questo regime speciale di doppia contribuzione. Tra distacchi, diarie e rimborsi, un sindacalista di medio profilo porta a casa circa 2.500 euro al mese, ma per i dirigenti la retribuzione supera i 5 mila.

 

 
     
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