Tra le tante voci di spesa, ci sono 400
costumi, 100 carri falcati, 200 armature
(perfette riproduzioni realizzate in
India), 4.550 cavalli, 12 mila comparse,
più i cachet degli attori, incluso Raz
Degan nei panni di Alberto da Giussano.
E tutto il resto, naturalmente. Spesa
finale: 30 milioni di dollari, compresa
la postproduzione per le 800 scene
trattate con effetti speciali digitali.
Chi ha pagato? Al 60 per cento
imprenditori privati vicino alla Lega,
al 40 per cento la Rai: 12 milioni di
euro di soldi dei contribuenti, quindi,
a pesare sul bilancio già
drammaticamente in rosso della tivù
pubblica.
Soldi che, ormai è certo, non torneranno
mai indietro: nei cinema "Barbarossa" è
un flop e l'incasso dei botteghini -
secondo le previsioni - non coprirà
nemmeno un terzo delle spese sostenute.
L'ultimo spreco di denaro pubblico ha un
nome e cognome preciso: Umberto Bossi,
capo della Lega e grande sponsor
politico del progetto, nonchè amico
personale del regista e pure presente in
un cameo nella pellicola di Renzo
Martinelli.
Berlusconi insomma ha usato la Rai (che
imporrà il film in due puntate anche sul
piccolo schermo) per tenersi buono
l'alleato di governo, a spese nostre.
Dev'essere questo il famoso "Roma
ladrona", lo slogan con cui la Lega ha
mosso i suoi primi passi fino ad
arrivare direttamente a usufruire del
bottino.
Veneto batte Campania. E non si tratta
di un primato imprenditoriale ma della
classifica delle truffe ai danni dello
Stato presentata dal ministro Brunetta.
Il record dei furbetti a spese del
denaro pubblico spetta alla Sicilia (853
episodi denunciati), al secondo posto
però troneggia la regione del Nord Est.
In Veneto in cinque anni ci sono stati
773 casi di queste truffe, 32 episodi di
corruzione, 27 di concussione e 264 di
abuso in atti d'ufficio. Le regioni più
virtuose sono Val D'Aosta, Umbria,
Molise.
In realtà questi dati, presentati dal
solito ministro, non servono a capire
quale sia la salute etica della pubblica
amministrazione in Italia: non
permettono di farsi un'idea del livello
di corruzione e quindi di impostare una
linea di prevenzione. I numeri delle
truffe ai danni dello Stato non
forniscono cifre sulla quantità di
denaro frodato così come il totale dei
casi di corruzione non spiega se si
tratta di tangenti intascate da politici
per iniziative che condizionano il
futuro dei cittadini o dei 50 euro messi
in tasca da un vigili per annullare una
multa. La Lombardia infatti risulta
avere il record della corruzione
battendo la Campania: 111 episodi contro
105. Un dato che sembra solo segnalare
una migliore efficacia dei controlli al
Nord.
Insomma, sono numeri che aiutano solo a
fare un titolo ad effetto - come tante
sparate del ministro Brunetta - e non
servono a comprendere la realtà del
Paese. Ci vorrebbero strumenti
statistici nuovi, che offrano al
legislatore e ai cittadini la
possibilità di capire quanto sia esteso
il malcostume tra gli amministratori e
permettano di prendere provvedimenti.
Soprattutto ora che - tra crisi ed
evasione fiscale - di denaro nelle casse
pubbliche ne è rimasto poco.
Barbarossa, flop a spese nostre
Chi ha pagato? Al 60 per cento imprenditori privati vicino alla Lega, al 40 per cento la Rai: 12 milioni di euro di soldi dei contribuenti, quindi, a pesare sul bilancio già drammaticamente in rosso della tivù pubblica.
Soldi che, ormai è certo, non torneranno mai indietro: nei cinema "Barbarossa" è un flop e l'incasso dei botteghini - secondo le previsioni - non coprirà nemmeno un terzo delle spese sostenute.
L'ultimo spreco di denaro pubblico ha un nome e cognome preciso: Umberto Bossi, capo della Lega e grande sponsor politico del progetto, nonchè amico personale del regista e pure presente in un cameo nella pellicola di Renzo Martinelli.
Berlusconi insomma ha usato la Rai (che imporrà il film in due puntate anche sul piccolo schermo) per tenersi buono l'alleato di governo, a spese nostre.
Dev'essere questo il famoso "Roma ladrona", lo slogan con cui la Lega ha mosso i suoi primi passi fino ad arrivare direttamente a usufruire del bottino.
Truffe, Veneto batte Campania
In realtà questi dati, presentati dal solito ministro, non servono a capire quale sia la salute etica della pubblica amministrazione in Italia: non permettono di farsi un'idea del livello di corruzione e quindi di impostare una linea di prevenzione. I numeri delle truffe ai danni dello Stato non forniscono cifre sulla quantità di denaro frodato così come il totale dei casi di corruzione non spiega se si tratta di tangenti intascate da politici per iniziative che condizionano il futuro dei cittadini o dei 50 euro messi in tasca da un vigili per annullare una multa. La Lombardia infatti risulta avere il record della corruzione battendo la Campania: 111 episodi contro 105. Un dato che sembra solo segnalare una migliore efficacia dei controlli al Nord.
Insomma, sono numeri che aiutano solo a fare un titolo ad effetto - come tante sparate del ministro Brunetta - e non servono a comprendere la realtà del Paese. Ci vorrebbero strumenti statistici nuovi, che offrano al legislatore e ai cittadini la possibilità di capire quanto sia esteso il malcostume tra gli amministratori e permettano di prendere provvedimenti. Soprattutto ora che - tra crisi ed evasione fiscale - di denaro nelle casse pubbliche ne è rimasto poco.