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    approfondimenti

     

    Tutti gli errori della banda
    dalle chiavi perse per strada
    alle parole in codice da film

    Mimmo Cutrì ha trascorso i primi giorni dopo la fuga nel rifugio di Cellio, in Valsesia. Poi il trasferimento nel Milanese poco prima della telefonata del vicesindaco ai carabinieri di Borgosesia

    Patenti false, documenti contraffatti di polizia e carabinieri, vecchi atti processuali, parrucche, armi, munizioni, persino un intero scatolone di telecamerine a circuito chiuso. E poi film di ogni genere, di avventura e polizieschi, nonché l’intera collezione della «Pimpa», il popolare cagnolino di Altan. Mentre Mimmo Cutrì immaginava per sé e per la sua banda un futuro di rapine e delinquenza tra il Piemonte e la Lombardia, Carlotta Di Lauro - la donna di Antonino, il fratello maggiore dei Cutrì rimasto ucciso durante l’assalto di Gallarate - pensava soprattutto al suo bambino di cinque anni e a una permanenza lunga, di almeno qualche mese, in quel rifugio di montagna, tra le case sparse di Cellio, minuscolo centro della Valsesia che aveva affittato rispondendo a un annuncio sul web. È qui dove, lunedì sera, arrivano Mimmo e una parte della banda accolti da Carlotta, da suo figlio di 5 anni e da una gigantografia di Domenico che stringe la mano a Nino: una sorpresa di benvenuto che si trasforma in una foto listata a lutto, perché Nino è morto durante la fuga ed era lui il vero collante della banda. 

     

    Quello di Cellio è il rifugio più interessante dal punto di vista investigativo. Per la mole di materiale trovato, innanzitutto, che racconta dei progetti e delle intenzioni di Mimmo e i suoi fratelli. Qui è stato portato «un camion intero di roba». Non solo armi e documenti, ma anche vestiti (8 valige solo di Carlotta), cibo, passatempi, giocattoli, Wii e playstation comprese. Segno che quel luogo remoto nei progetti di Antonino Cutrì, considerato la vera mente di tutta l’operazione, doveva diventare l’inaccessibile base di un gruppo di banditi di provincia pronti al grande salto nel crimine adulto. Pura illusione, visto che gli 8 del gruppo vengono individuati nelle prime 24 ore d’indagini. E, soprattutto, perché la «base sicura», viene persa dopo appena 2 giorni, a causa di una valigia buttata in un bosco. Tutto va male a partire dalla morte di Nino. Prosegue con la sbadataggine di Daniele, il più giovane dei Cutrì, che durante il conflitto a fuoco perde le chiavi della Nissan rubata ed è costretto a fuggire a piedi, lasciando nelle mani degli inquirenti quasi tutto l’arsenale della banda. Continua con la diffidenza e la paranoia di Mimmo che abbandona in fretta l’unica base davvero organizzata. 

     

    «Dobbiamo portare da mangiare alla gallina nera e a quella bianca, alle altre no, sono già scappate...», si coglie in un’intercettazione dell’imprenditore che fornisce l’ultimo rifugio. E non ci vuol molto ai carabinieri capire di che galline si parli. Anche perchè nel cortile dell’ultimo covo di Inveruno, le galline ci sono davvero: una bianca e una nera che razzolano dietro la rete di un pollaio. Potrebbe essere una premonizione, ma Mimmo non se ne cura. Sabato notte, lui e Luca vanno a dormire tranquilli. Li risveglieranno i Gis con le bombe assordanti, terrorizzando le galline e strappando i due banditi da un sogno di libertà per un risveglio in manette. 

    traditi da una valigia piena di vestiti e cibo

    Si nascondevano tra le case di Cellio, in alta Valsesia, i tre pregiudicati accusati di far parte del commando che lunedì ha permesso all’ergastolano Domenico Cutrì, detto Mimmo, di evadere. Per stanare la banda i carabinieri ci hanno impiegato meno di 72 ore, percorrendo solo un centinaio di chilometri. Ed è nel piccolo paese, che non conta neanche mille anime, che mercoledì all’ora di pranzo i militari hanno fermato la fuga dei tre malviventi, tutti armati, arrivati mercoledì sera in cerca di un nascondiglio sicuro tra le montagne vercellesi, coperti da buio e silenzio. Un nascondiglio quasi perfetto, che forse anche Cutrì ha scelto. 

     

    L’arresto della banda  

    I tre, che hanno tra i 20 e i 40 anni, erano lì solo di passaggio, ospitati da un parente, in attesa forse che passasse qualche giorno, che le ricerche si allentassero e le acque si calmassero. Il loro obiettivo forse era quello di raggiungere la tanto attesa salvezza, all’estero. Probabilmente in Svizzera. Già conosciuti per vari episodi di violenza, chi li ha visti, in compagnia del loro inseparabile pitbull, li descrive come i classici «spacconi», persone di cui la gente di paese sospetta. A tradirli una valigia di cui il gruppo stava cercando di disfarsi. All’interno salumi, alimenti a lunga conservazione e vestiti. Un «kit di sopravvivenza» ideale per una latitanza, pronto per essere consegnato ad un fuggitivo. È stato proprio quel borsone, gettato lungo la strada per Zuccaro dai tre, ad incuriosire alcuni residenti che, forse stanchi di vedere abbandonare i rifiuti lungo le loro vie, hanno dato l’allarme. Il resto lo hanno fatto i carabinieri di Borgosesia prima e i loro colleghi di Gallarate poi. A carico dei tre, amici dei fratelli Cutrì, tutti dell’hinterland milanese, in cui vive la famiglia dell’evaso, ci sono «gravi elementi di colpevolezza». In mano agli investigatori anche intercettazioni telefoniche e ambientali. Per questo sono stati interrogati dai carabinieri, respingendo però ogni accusa, e poi portati nei carceri di Bollate, Como e San Vittore. Una morsa sempre più stretta quella che sta soffocando Mimmo Cutrì che sembra avere le ore contate: mentre le indagini continuano in tutta la regione, Valsesia compresa, a rimanere liberi restano solo lui e il sesto elemento della banda. 

     

    Il paese di Cellio sotto choc  

    «Se pensano di nascondersi qui hanno sbagliato tutto». Già, hanno sbagliato tutto tre dei componenti del «gruppo di fuoco» che ha aiutato a evadere Domenico Cutrì. Erano a Cellio, forse di passaggio o forse solo per una tappa per rifornirsi di salami, cibo e abiti prima della loro fuga verso la Svizzera, passando dal lago d’Orta. Il loro errore più grande è stato quello di farsi vedere in questo paese di circa 900 abitanti, costellato di frazioni e di seconde case di milanesi, che qui tutti conoscono e riconoscono, anche se trascorrono in valle pochi giorni. Bastano due ore e il paese sa già che il geometra è arrivato o che la coppia di pensionati è appena ripartita. Figurarsi se nessuno nota tre «forestieri» come quelli che camminano dalle borgate verso il centro con un pitbull al guinzaglio. La loro passeggiata è finita davanti alla farmacia del sindaco di Cellio, Martino Valmacco, dove ad attenderli c’erano due pattuglie dei carabinieri. Li hanno identificati e portati dritti a Gallarate, a disposizione dei colleghi che seguono le indagini sull’evasione di Domenico Cutrì. «Che a quanto pare - dice un residente - era sulla stessa auto dei tre. Loro sono scesi qui a Cellio e lui e il fratello hanno proseguito la fuga». A chiamare i carabinieri è stato un uomo del posto, si dice un componente dell’amministrazione comunale (che però al telefono nega tutto): ha notato i tre lungo la strada per Zuccaro. Al passaggio delle auto cercavano di nascondersi, ma lui li ha sorpresi a buttare in un bosco un borsone. Pensava a tre incivili che volevano abbandonare rifiuti nei boschi, ma quando ha scoperto che conteneva salami, generi alimentari, bevande e vestiti, tutto l’occorrente per una persona in fuga o nascosta, ha chiamato il 112. I militari hanno teso una trappola ai tre nella strettoia del paese. Hanno aspettato per controllare che non entrassero in qualche casa, magari l’alloggio di un milanese prestato per la fuga, e poi li hanno fermati e identificati. Tutti si chiedono chi fossero e cosa avessero fatto quei tre uomini, tra i 20 e i 40 anni, tanto da far arrivare in paese due gazzelle dei carabinieri, un evento che da solo basta a far parlare tutta Cellio. «Li hanno controllati e poi li hanno caricati in auto - dice Silvano Denicola, del bar della Pro loco -. Dicono che siano dei complici di Cutrì, ma non sappiamo, e che avevano una valigia piena di salami». 

     

     

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