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La grande rapina al treno

QUANDO I PERDENTI ENTRANO NEL MITO

Fregati dal Monopoli. Finì proprio così per gli autori della rapina sul treno postale Londra-Glasgow del 1963. Nascosti nella fattoria di Leatherslade, nell’Oxfordshire, i membri della gang si misero a giocare con i soldi del bottino: 2.3 milioni di sterline in banconote usate di piccolo taglio; l’equivalente di 40 milioni di oggi (circa 57 milioni di euro). E lasciarono impronte digitali ovunque: sul denaro, su una teiera, sul Monopoli stesso. Erano le prove che la polizia cercava. I banditi furono tutti identificati e catturati, qualcuno subito e qualcun altro al ritorno in patria, dopo rocambolesche fughe all’estero.

Eppure il colpo era stato geniale, nella sua semplicità, preparato in soli tre mesi dal “cervello”, Bruce Reynolds.

Sono passati 50 anni esatti dalla più grande rapina del secolo scorso. Bottino record oltre 2,5 milioni di sterline, quasi 35 milioni di euro di oggi. Sono le tre di notte dell’8 agosto 1963: il treno postale partito la sera prima da Glasgow in Scozia e diretto a Londra viene fatto fermare in aperta campagna presso il ponte ferroviario di Bridego, a nord della capitale inglese. Un semaforo stranamente dà segnale rosso. Uno dei macchinisti scende per capire cosa sta succedendo e nell’oscurità viene aggredito e fatto cadere lungo una scarpata. Nello stesso istante un altro individuo mascherato sale nella locomotrice e colpisce l’altro macchinista rendendolo incosciente.

Il treno è in mano ai rapinatori. In tutto una quindicina. Nel secondo vagone ci sono banconote usate per oltre 2,5 milioni di sterline. Normalmente quel postale trasporta valori ben più bassi, ma i giorni precedenti sono stati festivi in Scozia, a banche chiuse, e le somme in circolazione sono state maggiori. L’informazione in mano ai banditi era corretta.

Il convoglio è staccato e diviso in due. Le prime due carrozze restano attaccate alla locomotrice. Il piano è di far ripartire il treno e portarlo in più avanti di qualche miglio, davanti ad un rifugio sicuro. Ma da subito qualcosa non funziona. Tra i malviventi c’è un ex ferroviere in pensione che però non riesce nell’intento, perché abituato a lavorare su treni più piccoli, tanto che viene fatto rinvenire il vero macchinista e, sotto minaccia, obbligato a portare il treno al punto giusto.

Si forma una catena umana di rapinatori che passa di mano in mano i sacchi, almeno un centinaio, con il prezioso carico di banconote. Prima di abbandonare il treno viene ordinato ai ferrovieri di non avvisare la polizia per almeno trenta minuti. Un indizio che si rivelerà importante perché significava che la banda aveva un rifugio nel raggio di mezz’ora.

Robbery  durante le indagini nei giorni successivi la polizia scopre un casolare, la Letherslade Farm nella contea di Oakley Buckinghamshire, dove hanno soggiornato diverse persone con grandi quantità di cibo di scorta. Hanno anche giocato a Monopoli con soldi veri. Troppe le impronte digitali lasciate in ogni parte per non risalire a quasi tutti i componenti della banda che sono arrestati uno ad uno.

Sfugge una delle menti, Ronald Biggs, Ronnie (34 anni). Ci vogliono cinque anni per prenderlo ma alla fine è catturato anche lui. Del denaro rubato però nessuna traccia. Il cerchio sembra chiuso, ma Biggs riesce ad evadere e a restare latitante per ben 36 anni. Si rifugia a Parigi dove da un chirurgo compiacente si fa cambiare i connotati, quindi fugge in Australia con la moglie.

Scotland Yard lo insegue ma quando l’investigatore Jack Slipper sta per arrestarlo, Biggs è già scappato in Brasile, dove mette incinta una spogliarellista di 19 anni, assicurandosi così l’impossibilità ad essere estradato perché padre di un bambino. Nel 2001, le autorità inglesi gli consentono – all’età di 71 anni – il rientro a Londra per motivi umanitari. Viene arrestato e incarcerato ma nel 2009 messo definitivamente in libertà per le sue precarie condizioni di salute.

Ronnie Biggs ieri e oggi (The Telegraph)

Ha speso tutti i suoi soldi della rapina ed è diventato una celebrità, anche per il film girato nel 1966 sulla rapina («L’assalto al treno Glagow-Londra» con Horst Tappert il futuro ispettore Derrick della celebre serie televisiva) e per aver cantato con il gruppo rock Sex Pistols.

C’è chi guarda al «colpo del secolo» ancora con ammirazione, perché portato avanti con abilità e astuzia, nonostante il rapido epilogo. Ma soprattutto perché non venne fatto uso di nessuna arma da fuoco, che probabilmente i rapinatori non avevano neppure.

La banda era la somma di un paio di gang londinesi, più qualche cane sciolto: in tutto circa una ventina di persone, un giusto mix tra specializzazione tecnica e physique du role, secondo lo stereotipo cinematrografico: Reynolds era un antiquario-ricettatore amante del rischio, con la passione delle belle macchine lussuose (Aston Martin), uno stile di vita al di sopra delle proprie possibilità e un’adolescenza trascorsa tra piccoli colpi e soggiorni al riformatorio. Quanto agli altri, si andava da Buster Edwards, ladruncolo con un passato da pugile, a John Weather, il procuratore legale che sfruttò il suo aspetto distinto per affittare la fattoria di Leatherslade. Gordon Goody era un gigante tatuato che incuteva rispetto, Charlie Wilson un habitué dell’underworld londinese che di solito faceva l’allibratore. E così via.

 

Dopo avere raccolto tutte le informazioni sugli spostamenti via treno del contante, Reynolds decise che il colpo sarebbe avvenuto l’8 agosto 1963, giorno in cui, secondo i calcoli, il carico sarebbe stato particolarmente ricco.

 

Bisognava trovare un punto della linea non troppo lontano da Londra, per non attirare i sospetti della polizia sul cambiamento d’abitudine dei membri della banda, sulla loro improvvisa sparizione dai “soliti giri”. Scelsero Bridego Bridge, tra i paesi di Cheddington e Linslade, nel Buckinghamshire, non distante da una base della Royal Air Force. Così, la gente non si sarebbe insospettita per il viavai di Land Rover che i banditi avrebbero utilizzato per trasportare il bottino.

 

Per fermare il treno, avrebbero utilizzato delle false luci arancione e rosse, dopo aver coperto con un guanto il vero semaforo; per avvicinarsi al locomotore senza problemi, si procurarono delle tute blu da manutentori delle rotaie.

 

Quando il piano scattò, tutto filò perfettamente liscio fino a quando qualcuno non pensò bene di dare una botta in testa a Jack Mills, il guidatore del treno. Mills non tornò mai più al lavoro e morì di leucemia nel 1970. Ma quella sera, ancora sanguinante, fu costretto a guidare il treno per alcuni metri in modo da sganciarlo dal vagone portavalori. Il ferroviere in pensione complice dei banditi, arruolato da Ronnie Biggs, il più giovane della banda, si era rivelato incapace di guidare quel tipo di treno.

 

Nessun altro, neanche gli uomini armati a guardia del denaro, oppose resistenza. Ma l’incidente con Mills contribuì a scatenare i benpensanti contro la banda e determinò la richiesta di pene molto alte da parte del Pubblico ministero: 30 anni. Inoltre, per sfortuna di Reynolds & soci, il governo britannico era appena uscito in pezzi dallo scandalo Profumo. Chi, meglio dei banditi, avrebbe potuto deviare l’attenzione dell’opinione pubblica e servire da perfetto capro espiatorio?

 

La grande rapina al treno del 1963 si inserisce in una tradizione che risale agli anni Sessanta dell’Ottocento, quando il Far West fu teatro dei primi assalti ai convogli. Un collegamento che conquistò immediatamente l’immaginario collettivo e che determinò probabilmente la prima spettacolarizzazione di un evento criminale, tanto che la vicenda ispirò anche un film.

 

Nell’Inghilterra florida ma sonnecchiante dei primi anni Sessanta, nomi e volti dei banditi divennero ben presto noti a tutti. Ronnie Biggs fu l’unico che riuscì a evadere, dopo 15 mesi, dalla prigione di Wansworth. Figura minore della grande rapina, ha vissuto in Brasile fino al 2001, guadagnandosi da vivere con la fama che gli era derivata dall’essere l’unico della banda a cui fosse riuscita la fuga. E’ comparso nel film The great rock’n' roll swindle con i Sex Pistols, prima di ritornare in Gran Bretagna e costituirsi, nel 2001. E’ attualmente l’unico ancora in prigione.

Reynolds, oggi libero, ha collaborato come consulente a diversi film e progetti editoriali e ha scritto un'autobiografia. Pare abbia in progetto una storia delle rapine ai treni dal 1866. Ha lavorato (con Biggs), per la SCI Entertainment, alla produzione di un videogame che si chiama proprioThe Great Train Robbery. Sono esempi, con Eddie Bunker e il filone hooligan alla Cass Pennant, di un nuovo fenomeno che va per la maggiore su entrambe le sponde dell’Atlantico: il riciclo di ex “duri” nell’industria dell’intrattenimento.

 

 
 
 

 

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