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- Il libro più
misterioso mai scoperto
-
Il
manoscritto Voynich.
- COSA NASCONDE?
Universalmente
noto come il libro più misterioso del mondo, è a
tutt'oggi l'unico libro scritto nel
XV secolo
(la datazione al radiocarbonio ha stabilito con quasi totale
certezza che il manoscritto sia stato redatto tra il 1404 e
1438) che non sia stato ancora decifrato.
Il manoscritto contiene immagini di piante mai viste ed è
scritto in un idioma che non appartiene ad alcun sistema
alfabetico/linguistico conosciuto.
È formato da 102 fogli, che danno un totale di 204 pagine scritte e
illustrate. In origine, i fogli erano 116, come si è potuto dedurre
dalla rilegatura dei vari fascicoli. Vi sono anche cinque fogli
ripiegati a metà, tre fogli ripiegati tre volte, un foglio piegato
quattro volte ed un foglio con ben sei ripiegature. Tutto il
manoscritto è fittamente coperto da una scrittura sconosciuta; si è
calcolato che sono quasi 250.000 i caratteri che formano il
misterioso testo, le cui principali caratteristiche quantitative
sono le seguenti: le "parole" sono 4182; di queste 1284 sono
presenti più di una volta; 308 appaiono da otto volte in su; 184 da
quindici volte in su; 23 sono presenti da cento volte in su.
Diversi caratteri (almeno una dozzina) sono perfettamente identici
alle abbreviazioni latine in uso presso gli amanuensi fra i secoli
XIII e XV, per cui è molto verosimile che l’autore, o gli autori,
del Voynich abbiano avuto suggestioni, anche inconsce, in tal senso.
Le illustrazioni sono davvero numerose; poiché il testo è tuttora
incomprensibile, gli studiosi hanno convenzionalmente suddiviso il
Voynich in alcune sezioni in base alle illustrazioni che le
caratterizzano, così la prima parte del testo (che va dal foglio 1
al foglio 66) è chiamata botanica,
perché essa contiene 113 disegni di piante di specie non
identificata.
Sono piante dalle forme strane, con grandi foglie alcune puntute,
altre rotonde e flaccide; con radici contorte che sembrano alghe o
gonfie come spugne o coralli, molte hanno strani tubercoli, e alcune
delle piccole teste umane. Gli steli sono talvolta doppi o tripli,
uniti fra di loro a formare delle anse e delle arcate. I fiori
raffigurati non sono meno bizzarri: alcuni hanno la forma di
campane, altri sono larghi e tondi come piatti; altri ancora sono
piccoli e spinosi, altri hanno un aspetto carnoso e composito.
Un botanico avrebbe riconosciuto la pianta riprodotta al foglio 33:
si tratterebbe del girasole (Helianthus annuus), e
tale elemento sarebbe di importanza decisiva per datare il
manoscritto, poiché il girasole arrivò in Europa dall’America non
prima del 1493.
Ma questa identificazione è rifiutata da diversi studiosi e, come
vedremo, la datazione del Voynich è un problema tutt'altro che
risolto.
Le pagine della sezione botanica hanno una struttura costante: il
disegno della pianta occupa quasi tutta la pagina, i colori
predominanti sono il verde, il marrone, il giallo, il rosso e il
blu. Tutto attorno all’illustrazione è disposto il testo a caratteri
illeggibili; all’aspetto, dunque, queste pagine sono del tutto
simili agli antichi erbari, molto diffusi dal Medioevo fino a tutto
il Cinquecento.
La seconda sezione è chiamata astronomica o
astrologica, poiché presenta 25 diagrammi che ricordano i
temi astrali e che contengono molte stelle. È difficile solo
immaginare cosa sia effettivamente raffigurato in questa porzione
del libro, che si estende dal foglio 67 al foglio 73. Vi sono
disegnate delle circonferenze concentriche o con segmenti che si
irradiano dal centro all’esterno. Alcuni schemi mostrano la classica
raffigurazione del sole e della luna con volti umani; sui cerchi vi
sono molte iscrizioni nella stessa scrittura del testo. Si
riconoscono anche alcuni segni zodiacali (Pesci, Scorpione, Ariete,
Sagittario ...) e alcune figurine di donne nude, che appaiono molto
più numerose nella sezione seguente, chiamata
biologica dagli studiosi. Le figure femminili presenti
nel manoscritto sono in totale 227, solo tre le figure (forse)
maschili.
La definizione biologica non deve
trarre in inganno: il nome, infatti, è soltanto convenzionale e
nessuno al mondo, finora, sa cosa davvero stia scritto in quella
sezione che va dal foglio 75 al foglio 86.
Il riferimento alla biologia è solo dovuto alla presenza di dozzine
di donne nude in piedi, con le pance piuttosto
rotonde e prominenti, che emergono da
misteriosi tubi o pozze colme di liquidi. I ricettacoli in
cui stanno le donne sono quasi sempre in collegamento tra di loro
tramite tubi o canne. In altre pagine, vediamo gruppi di donne che
stanno in una sorta di vasca o piscina, immerse in un liquido scuro
fino al ginocchio, e dei tubi cilindrici uniscono altre vasche
simili, dove stanno altre donne. Le illustrazioni raggiungono qui
l’apice della stranezza e, direi, della allucinazione, perché le
immagini sono così strane, così follemente irreali da sembrare
incubi trasportati sulla pergamena.
Dal foglio 87 al 102 abbiamo la sezione
farmacologica, chiamata così per la presenza di numerosi
vasi tipici delle antiche farmacie, con coperchi alti e affusolati e
basamenti elaborati. Il settore contiene anche oltre cento disegni
di piccole piante e radici, per cui molti suppongono che si tratti
di erbe medicinali.
L’ultima sezione in cui è convenzionalmente diviso il Voynich inizia
al foglio 103 ed arriva fino al termine del manoscritto, e contiene
solo testo scritto, senza immagini, a parte molte stelline
incolonnate a sinistra del rigo, come in una rubrica o in un indice.
Le pagine sono ricoperte da fitte righe di scrittura assai regolare,
dall’apparenza familiare anche se ignota, nitida, armoniosa, e -
particolare da tenere a mente - senza la minima correzione o il più
piccolo accenno ad un ripensamento.
La storia di quello che venne, giustamente, definito "il libro più
misterioso del mondo", inizia nel 1912, quando un mercante di libri
antichi statunitense, Wilfred Voynich, lo acquista dalla scuola dei
gesuiti di Villa Mondragone, presso Frascati; per questo motivo, il
documento è comunemente noto come "Manoscritto Voynich".
Per prima cosa, l’antiquario cercò di stabilire alcune certezze fra
tanto mistero.
Incollata dietro ad una pagina del libro, Voynich trovò una lettera
di Johannes Marcus Marci (1595-1667), medico dell’imperatore Rodolfo
II di Boemia, indirizzata al famoso poligrafo Athanasius Kircher in
Roma, datata Praga 19 agosto 1665 (o 1666).
In questa lettera Marci affermava che il libro gli era stato
lasciato per testamento da un amico, di cui successive ricerche
riveleranno l’identità: si trattava di Georg Baresch, un alchimista
poco noto, nato verso il 1580/1585 in una località ignota.
Marci - continuava la lettera - mandava il libro a Kircher, massimo
esperto di lingue a quel tempo, affinché lo decifrasse.
La lettera specificava poi che il manoscritto era appartenuto
all’imperatore Rodolfo, che l’aveva acquistato per 600 ducati e che
riteneva fosse opera di Ruggero Bacone.
Un’altra informazione fu ottenuta per caso: durante un’ispezione
fotografica si scorsero alcune righe tracciate sulla prima pagina e
quasi cancellate dal tempo. Esaminate all’infrarosso, si rivelarono
essere una firma di appartenenza: "Jacobi a Tepenece", ovvero
Jacobus Horcicki (morto nel 1622), direttore del giardino botanico e
del laboratorio alchemico di Rodolfo.
Horcicki ricevette il titolo nobiliare "de Tepenecz" (in latino:
a Tepenece) dopo il 1608, quindi la firma rintracciata non
poteva essere stata apposta prima di quell’anno. La datazione del
Manoscritto Voynich è tuttora controversa: alcuni studiosi lo
assegnano al XIII-XIV secolo; altri - la maggioranza - stabiliscono
invece quello successivo.
Un elemento pare decisivo per definire una data post quem per
la redazione del Voynich: uno dei tanti disegni rappresenta un
esemplare riconosciuto dagli specialisti come Heliantuhs annuus,
ovvero il girasole americano, i cui semi furono portati in Europa
per la prima volta da Colombo, al ritorno del suo secondo viaggio.
È ovvio, allora, che quella immagine non fu realizzata prima del
1493: questa constatazione impedisce di attribuire l’opera a Ruggero
Bacone, il quale morì alla fine del XIII secolo. Nel corso degli
anni, molti si sono occupati del manoscritto Voynich: docenti
universitari, biologi, crittologi militari, linguisti, medici, un
cancerologo, un avvocato e molti dilettanti. Ciascuno di loro ha
suggerito una soluzione per leggere quella che sembra una
enciclopedia di filosofia naturale del Rinascimento. William Newbold,
studioso di filosofia medievale, è stato il primo, negli Anni Venti,
ad affermare di aver decifrato il testo.
Ma il sistema di Newbold è così palesemente arbitrario da non
convincere nessuno: egli, infatti, credeva di aver scoperto che nei
caratteri del manoscritto si nascondessero dei "micro-caratteri"
stenografici, i quali andavano anagrammati per dare poi delle parole
latine piuttosto improbabili a causa di un non meglio motivato
"raddoppiamento sillabico".
Per far funzionare una decifrazione fantasiosa, Newbold scambiava
secondo le esigenze le lettere fra loro facendo, ad esempio,
diventare "d" una "f". Con questo sistema di pura invenzione,
Newbold credette di leggere alcune pagine del libro che, secondo
lui, contenevano straordinarie rivelazioni scientifiche: in quel
testo, disse Newbold, erano descritte le nebulose stellari e le
cellule alcuni secoli prima che venissero scoperte.
Ma, ben presto, questi fantastici risultati furono riconosciuti
quali prodotti "del profondo entusiasmo e del dotto e ingegnoso
inconscio" del professore. L’avvocato Joseph Feely tentò di
decifrare il Voynich attraverso l’analisi della frequenza dei segni,
ma non arrivò a risultati significativi. Leonell Strong, un
genetista della Yale University, attribuì l’opera ad Anthony Ascham,
un astrologo inglese del Cinquecento.
Il crittologo William F. Friedman, nel 1945, riunì un gruppo di
studio a Washington che diede l’assalto all’enigma del Voynich con
criteri rigorosi, proprio come se fosse un testo cifrato. Per prima
cosa, il gruppo di Friedman decise di trascrivere i bizzarri
caratteri del manoscritto in segni convenzionali ma sicuri; ad
esempio, un segno del Voynich uguale alla cifra 9 venne trascritto
come G; ciò non significa che i ricercatori lo "traducessero" con
quella lettera; era insomma un espediente per trasportare l’astrusa
scrittura del manoscritto in un sistema riconoscibile e chiaro.
Friedman morì nel 1969 senza aver trovato la soluzione all’enigma
cui aveva dedicato decenni di studi e che aveva affrontato, per
primo, con criteri oggettivi; tuttavia, egli si era fatto una sua
personale opinione sul Voynich, che riteneva essere stato scritto in
un linguaggio artificiale, qualcosa sul tipo dell’Esperanto. Oltre a
queste congetture, Friedman arrivò ad osservazioni oggettive; egli
notò che il testo del manoscritto era altamente ripetitivo, la
stessa parola appariva due o tre volte di seguito, e parole che
differivano di una sola lettera si presentavano con inusuale
frequenza.
Inoltre il vocabolario del Voynich era più esiguo di quanto ci si
aspettasse secondo i calcoli statistici, e le singole parole erano
insolitamente corte rispetto al latino e all’inglese. Curiosa, poi,
la totale assenza di parole formate da una o due lettere, che invece
esistono in tutte le lingua naturali.
Secondo il professor Robert S. Brumbaugh, docente di storia della
filosofia medioevale a Yale, il manoscritto Voynich è un falso, un
antico falso realizzato con il solo fine di spillare quattrini
all’imperatore Rodolfo, e - se la teoria è giusta - l’ingegnoso
truffatore ci riuscì, perché come ricorderete il sovrano pagò ben
600 ducati il magico libro.
Una scoperta interessante, e basata su dati oggettivi, venne fatta
nel 1976 da William Ralph Bennett che esaminò il Voynich in una sua
opera sull’applicazione del computer nella soluzione di problemi
scientifici e di ingegneria. Egli considerò il manoscritto come un
esempio metodologico, arrivando ad un risultato dalle conseguenze
notevolissime. Bennett determinò il livello di entropia del
linguaggio in cui è scritto il Voynich, e fece notare che è un
livello basso, più basso di quello di ogni altra lingua europea
nota.
Ma cos’è l’entropia in linguistica? In fisica, entropia indica la
quantità di disordine in un sistema: com’è noto, le leggi della
termodinamica ci attestano che ogni sistema tende ad una entropia
sempre crescente. Ogni trasformazione spontanea di un sistema
isolato comporta un irreversibile aumento dell’entropia; fenomeni di
questo tipo sono, ad esempio, il fluire del calore da un corpo caldo
ad uno più freddo, o anche l’espansione di molecole di un gas nel
vuoto.
Nella comunicazione, entropia indica la relativa assenza di
informazione, o l’incertezza del messaggio. Facciamo un esempio: se
trovo una sequenza così composta: ab ab ab ab ab ab
ab ab a, posso supporre con buona probabilità che la lettera
successiva sarà una "b". In questo caso, la stringa delle lettere è
molto prevedibile e quindi l’entropia è bassa. Se invece ho una
successione di lettere del tipo:
dsghttfkptuyewsxhbrjyhko, sarà praticamente impossibile
prevedere quale sarà la lettera che seguirà all’ultima, e quindi
sarò davanti ad un caso di alta entropia.
Nella lingua italiana, ad esempio, la lettera Q ha una entropia
minima, perché nel 99% dei casi sarà seguita da una U. Bennett
scoprì dunque che il testo del Voynich ha un’entropia bassa. L’unica
lingua che egli trovò con un livello di entropia paragonabile era
l’hawaiano.
Questa scoperta è decisiva per sostenere la tesi per cui il Voynich
reca un linguaggio artificiale, o comunque non naturale. Immaginiamo
che qualcuno abbia voluto riempire un libro con centinaia di
"parole" inventate (non un codice segreto, ma segni grafici
apparentemente significanti): quell’insieme di parole avrebbe una
entropia bassa perché lo scrivano finirebbe col ripetere, per
abitudine e per comodità, certi gruppi di due o tre lettere,
formando quei moduli ricorrenti che si sono riscontrati.
Dopo tanti anni di studi, analisi e falliti tentativi di
decifrazione, il manoscritto Voynich continua ad essere "il più
misterioso libro della terra". Eppure qualche ragionevole ipotesi
sulla sua natura e sulla sua storia è possibile; cominciamo col
raccogliere tutti i dati certi. L’apparire del Voynich è legato
all’imperatore Rodolfo II d’Asburgo. Il volume gli fu offerto da
qualcuno che venne per questo ricompensato con 600 ducati.
Chi era questo personaggio? Fino a qualche anno fa, la maggioranza
dei ricercatori lo individuava in
John Dee
(1527-1606), il celebre mago, astrologo e filosofo ermetico dell’età
elisabettiana. Giovanotto prodigio, a ventiquattro anni Dee teneva
lezioni a Parigi su Pitagora ed Euclide. Solo un anno più tardi, le
sue conoscenze astrologiche gli fecero ottenere una pensione dal re
d’Inghilterra. Fu lui a stabilire la data della incoronazione di
Maria Tudor (14 gennaio 1559) in base ai suoi calcoli sulle migliori
influenze astrali.
Successivamente, Dee spostò i suoi interessi verso l’alchimia, e nel
1564 diede alle stampe la famosa opera Monas Hyerogliphica,
dedicata a Massimiliano II, padre del futuro imperatore Rodolfo II.
Nel 1581, la vita di questo grave erudito venne sconvolta da un
farabutto, Edward
Kelley, che gli causerà tanti
problemi. Kelley era un criminale dalle orecchie mozzate per aver
falsificato documenti notarili e, come tutti i delinquenti
incalliti, aveva elaborato una sua filosofia della natura umana:
aveva compreso all’istante che Dee era il classico uomo di studio,
colto e poliglotta, ma anche ingenuo e fiducioso come un bambino.
Fingendosi un conoscitore della magia, Kelley riuscì a plagiare il
povero filosofo, a sfruttarlo economicamente, a dominarlo fino al
punto di ottenere, col pretesto di avere avuto istruzioni divine, lo
scambio delle mogli. Fu Kelley ad indirizzare Dee allo spiritismo,
alla evocazione degli angeli, alla medianità. Se Dee fosse stato
meno credulone, forse avrebbe avuto dubbi su certi angeli che gli
ordinarono di versare a Kelley una pensione annua di 50 sterline. Ma
ormai il povero esoterista era in balia del giovane scroccone, ed
alcuni biografi hanno chiamato in causa una omosessualità latente.

Foglio tratto dal Manoscritto
Voynich
(illustrazioni della Beinecke Rare
Book
and Manuscript Library)
L’arrivo della strana coppia Dee-Kelley a Praga fu determinato dal
solito Kelley, che il 21 settembre 1583 disse di aver visto nella
"pietra magica angelica" che l’amico sarebbe stato ucciso se non
fossero fuggiti dall’Inghilterra. A Praga Dee arrivò il 9 agosto
1584 e, con alcune brevi interruzioni, vi resterà fino alla fine di
maggio del 1586, quando il 29 di quel mese Rodolfo II lo bandì dalle
terre dell’impero.
Osserviamo subito che l’imperatore cacciò il mago inglese, che
incontrò una sola volta, il 3 settembre 1584. In quell’unico
incontro, Rodolfo II fu molto annoiato dalla verbosità
misticheggiante dell’inglese, il quale espose le sue dottrine
magico-spiritualistiche al sovrano, che non ne fu affatto
impressionato, anzi si limitò a dire di non aver letto la Monas
hyerogliphica perché troppo difficile.
Ebbene, ancora oggi in molte storie sintetiche del manoscritto
Voynich si legge che esso fu probabilmente portato a Praga da Dee;
ma come abbiamo visto, il rapporto fra costui e l’imperatore fu
assolutamente breve e non felice. Dee cercò molte altre volte di
ottenere udienza dall’imperatore, che però la negò sempre,
dirottando l’erudito al suo consigliere Vilém Rozmberk. Quando
Rodolfo ordinò l’espulsione di Dee, il bando venne commutato nel
permesso di restare in Boemia, ma solo all’interno della proprietà
terriera di Rozmberk.
Se analizziamo nei dettagli il periodo praghese di Dee, vediamo che
egli parlò di un solo libro all’imperatore, e quel libro era la
Monas Hyerogliphica. Nei diari di Dee, nelle memorie dei
cortigiani di Rodolfo non vi è alcun accenno al manoscritto Voynich,
la cui eccezionalità sarebbe stata un motivo sufficiente per essere
notato e ricordato.
Arthur, il figlio di Dee, scrisse di ricordare che suo padre
possedeva "un libro che conteneva solo geroglifici", ovvero
caratteri che nessuno sapeva leggere; molti hanno pensato che si
trattasse del Voynich. Ma quando Arthur arrivò in Boemia col padre,
aveva solo cinque anni, essendo nato il 13 luglio 1579: ora,
possiamo fidarci dei ricordi di un bambino piccolo rievocati decenni
più tardi?
Dee possedeva diversi libri alchemici scritti in caratteri
misteriosi (il Libro di Soyga, ad esempio, ed il Libro di
San Dunstano) o libri cabalistici in ebraico: a questi
probabilmente faceva riferimento Arthur. Se vogliamo restare fedeli
ai dati verificabili, dobbiamo fare iniziare la storia del Voynich
con quella piccola firma cancellata di Horcicki de Tepenec, che lui
o qualcun altro vergò sul manoscritto non prima dell’ottobre 1608.
Per tentare, pur con molta prudenza, di trovare un senso all’insieme
del manoscritto, non ci resta che esaminare le illustrazioni,
considerandole non come sezioni di un libro, ma come il filo
conduttore della sua realizzazione. È innegabile, infatti, che il
testo non ci può dire nulla, è una lingua sconosciuta ed unica, per
cui sarà quasi impossibile non solo arrivare alla sua decifrazione,
ma ancor più dimostrare che una qualsiasi decifrazione è corretta.
Ma le immagini sono lì, direttamente disponibili alla nostra
osservazione e al nostro giudizio. In esse si nota un "crescendo di
stranezza": le prime pagine contengono solo disegni di piante.
Certo, sono piante strane e misteriose, ma ben riconoscibili come
tali.
La sezione seguente è composta da schemi astronomici o astrologici,
e già si nota una specie di salto di qualità: dalla terra al cielo,
dalle erbe medicinali ai cerchi astrali, con variazioni sul tema
quali spirali, volute, arabeschi. Non il semplice diagramma
oroscopico, ma tavole fitte di elementi eccezionali, imprevedibili.
Ed è con la terza sezione che si tocca il culmine della stranezza:
le figure di donne nude, i filamenti che sembrano canne, vene,
canali; oggetti sconosciuti spugnosi, gonfi, squamati; bulbi o
radici ...
La struttura dell’insieme delle illustrazioni suggerisce che
l’autore (o gli autori) del manoscritto abbia, per così dire, deciso
cosa disegnare nel corso del lavoro stesso: iniziò con un erbario
che, per quanto corredato da una scrittura incomprensibile, era un
genere assai diffuso nei secoli scorsi e comunque non abbastanza
misterioso e suggestivo per i suoi scopi. In seguito, per rendere
più prezioso e desiderabile il volume, passò ad oggetti vistosamente
magici, segreti, oscuri: ecco allora le misteriose figure nude, i
diagrammi complessi, spirali stellate, rosette da cui escono tubi o
canne, costellazioni arcane e fascinose. Il solo dato veramente
oggettivo e immediato, cioè le immagini, mi spinge a credere che il
manoscritto Voynich sia stato realizzato col solo scopo di essere
presentato, utilizzato, venduto come libro magico.
Il primo possessore accertato fu Horcicki, direttore delle raccolte
botaniche di Rodolfo: questo è un argomento valido per sostenere la
natura preminente di erbario del Voynich. Ma Horcicki era anche
direttore del laboratorio alchemico dell’imperatore, per cui doveva
essere esperto di libri esoterici, come il manoscritto mostrava,
enigmaticamente ma prepotentemente, di essere.
Il libro più misterioso del mondo è allora un trucco? Credo di sì. O
piuttosto credo che non contenga nessun testo di senso logico.
Spesso due parole identiche si succedono una all’altra, cosa che
invece, in un linguaggio reale, accade di rado. Molto spesso il
primo carattere dei vocaboli è lo stesso per più righe di seguito e
ciò è chiaramente poco verosimile; come, ad esempio, trovare un
racconto le cui frasi inizino sempre con la parola "allegria".
La totale mancanza di correzioni è molto significativa: nessuno
correggerebbe un testo dove non possono esservi errori, perché è di
fantasia. Come prova contraria, ricordiamo che non esiste
manoscritto leggibile che non rechi qualche correzione o qualche
ripensamento. E ancora: non è stato possibile, nonostante lunghi
tentativi, ricostruire e stabilire un alfabeto del manoscritto,
perché i caratteri, pur quelli analoghi, presentano numerose e
significative variazioni, legami, svolazzi, abbellimenti e altre
caratteristiche che fanno pensare ad una libera espressione grafica
e non alla applicazione costante e rigorosa di un codice
preesistente.
Ma anche la mia è solo una congettura. Da più di cinque secoli, il
manoscritto Voynich mostra al mondo il fascino oscuro delle sue
pagine, sfida l’intelligenza dei ricercatori e la vince. Al di là
delle ipotesi più o meno assurde, il manoscritto Voynich si può
definire solo come ha fatto una delle sue più attente e tenaci
studiose: un elegante enigma.
E'
uno dei documenti più
misteriosi in
assoluto, se non il più
misterioso della storia.
Nessuno sa chi fu a
scriverlo, quale
linguaggio sia stato
utilizzato nel
documento, e nemmeno
quando fu scritto. O
meglio, il "quando"
potrebbe essere l'unica
risposta che abbiamo sul
manoscritto di Voynich,
grazie ad una ricerca di
Greg Hodgins
dell'Università
dell'Arizona.
Il
manoscritto di Voynich,
ad una prima e
superficiale occhiata,
sembra uno dei tanti
manoscritti risalenti al
Medioevo che trattano di
piante, cosmologia e
medicamenti. Ma una
volta che si inizia ad
analizzare a fondo le
sue pagine, ecco che
iniziano i misteri.
Altro che Bibbia del
Diavolo.
Il manoscritto di
Voynich si è meritato il
titolo di "libro più
misterioso del
mondo" per un motivo
facile da comprendere:
le sue 240 pagine in
vello (che
probabilmente, in
origine, erano almeno
272) mostrano un testo
rimasto finora
incompreso, e
illustrazioni di natura
astronomica, botanica,
biologica e
farmaceutica.
Il
manoscritto di Voynich
utilizza un linguaggio
sconosciuto. Non solo:
utilizza un alfabeto
che, per alcuni
caratteri, sembra essere
di derivazione latina,
ma per altri non ha la
minima somiglianza con
qualsiasi altro
linguaggio (presente o
passato) noto.
Hodgins ha utilizzato
sul campioni del
manoscritto la tecnica
di datazione al
radiocarbonio, scoprendo
che le pagine risalgono
all'inizio del XV°
secolo, più in
particolare tra il 1404
e il 1438. Buono a
sapersi, ma sarebbe
bello scoprire anche il
contenuto di questo
misterioso libro.
"E' un codice, un
cifrario di qualche
tipo?" si domanda
Hodgins, ben lontano dal
sapere la risposta, come
dopotutto lo è il resto
del mondo. "Si stanno
facendo analisi
statistiche delle
lettere e delle parole,
gli strumenti utilizzati
per spezzare i codici
cifrati. Ma nessuno ci
capisce ancora nulla".
Ci
si sono cimentati
crittografi di tutto il
mondo, inclusi alcuni ex
crittografi della NSA
che, negli anni '50,
hanno dedicato il loro
tempo a tentare di
decifrare il
manoscritto. Ci sono
stati diversi proclami
sulla decodifica
completa del
codice,
ma sono risultati tutti
inconcludenti. Il
manoscritto di Voynich
rimane ancora
incomprensibile.
Si può però cercare di
capire quando il
manoscritto di Voynich
fu realizzato. E' stato
scoperto a Villa
Mondragone nel 1912 dal
venditore di libri
antichi Wilfrid Voynich,
che ha dedicato il resto
della sua vita alla
risoluzione dei misteri
del manoscritto. Inutile
dire quali siano stati i
risultati finora
ottenuti.
Attualmente, è in
possesso della Beinecke
Rare Book and Manuscript
Library alla Yale
University.
Hodgins
ha eseguito la datazione
del documento al
carbonio-14 tramite le
apparecchiature del
NSF-Arizona AMS
Laboratory. Le pagine
del manoscritto di
Voynich sono realizzate
in pelle animale, per
cui databili tramite
questa tecnica.
"Mi sono seduto con il
manoscritto di Voynich
sul tavolo di fronte a
me, e ho delicatamente
dissezionato un pezzo di
pergamena dai margini
della pagina attraverso
un bisturi" spiega
Hodgins.
I campioni prelevati
misurano 1 millimetri di
larghezza per 6 di
lunghezza. "Dato che
abbiamo prelevato
campioni dai margini
della pagine, ci
aspettavamo che ci fosse
molto grasso delle dita
assorbito nel corso del
tempo".
"Sarebbe
grandioso se riuscissimo
a datare direttamente
gli inchiostri" continua
Hodgins, "ma ora come
ora è molto difficile.
Per prima cosa, si
trovano sulla superficie
delle pagine solo in
tracce. Il contenuto di
carbonio è di solito
estremamente basso. In
più, prelevare
inchiostro
privo di carbonio dalla
pergamena su cui è
depositato va oltre le
nostre capacità. Per
finire, alcuni
inchiostri non sono a
base di carbonio, ma
derivati da minerali.
Sono inorganici, per cui
non contengono
carbonio".
"Il testo mostra strane
caratteristiche, come
parole ripetute o
scambio di una lettera
in una sequenza.
Stranezze come quelle
rendono davvero
difficile comprenderne
il significato. Ci sono
alcuni tipi di cifrario
che racchiudono parole
con significato e alcune
parole senza senso. Per
cui è possibile che
buona parte del
documento non abbia
significato".
"Nessuno sa cosa sia
scritto nel libro, ma
sembra essere qualcosa
che appartiene alle
materie collegate
all'alchimia. La
segretezza è qualche
volta associata
all'alchimia, per cui se
la conoscenza contenuta
nel libro è stata
codificata potrebbe
essere consistente con
la tradizione di
segretezza. Quello che
ci rimane sono i
disegni. Date
un'occhiata a quei
disegni: sono di natura
botanica? Sono organismi
marini? Sono di
natura astrologica?
Nessuno lo sa".
Una cosa è certa: il
manoscritto di Voynich
rimane ancora
impermeabile ad ogni
tentativo di
comprensione, ed è
probabile che rimanga
tale per molto, molto
tempo.
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