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Edison scoprì la lampadina, ma come ogni sua altra scoperta aveva copiato?.
ALESSANDRO CRUTO:  IL GENIO DELLA LAMPADINA

 

I suoi genitori lo volevano degno erede del padre, "mastro da muro"; lui, come tutti i ragazzini, fantasticava. E lo faceva in grande stile: voleva tramutare il carbone in diamanti! di Alessandro Cruto rimane ad Alpignano, vicino a Torino, un museo intitolato Sogno di luce: ma il bagliore a cui allude non è quello dei diamanti. «Il desiderio di Cruto era scoprire un metodo per produrre diamanti artificiali attraverso i suoi studi sulla cristallizzazione del carbonio. Nel 1880 invece, primo in Italia, riuscì ad accendere una lampadina elettrica con filamento di carbonio» spiega Mario Broglino, consu­lente scientifico del museo dedicato a questo inventore che nacque nel secolo chiave per la storia dell'illuminazione elettrica.

PRIMI PASSI.

 

La vicenda di Cruto inizia a Piossasco, un paesotto a sud di Torino, il 24 maggio 1847, appena 35 giorni dopo il suo rivale a distanza, l'americano Thomas Alva Edison: un piccolo ritardo anagrafico che non gli basterà una vita intera per recuperare. Se su Alessandro, terzogenito di Giacomo e di Giuseppa Bruno, donna di famiglia benestante, si erano concentrate le aspettative paterne di un figlio che ne seguisse le orme come capomastro, il ragazzo già all'età di 9 anni aveva cominciato a fan­tasticare sui guadagni facili che i diamanti artificiali gli avrebbero procurato.

I genitori di Cruto non trascurarono comunque di dare al loro pargolo un'educazio­ne adeguata: "Mio padre volendomi istruire in modo che riuscissi un discreto capomastro, mi mandò a passare due inverni a Torino, dove andavo a scuola privata di architettura e di geometria dall'architetto Reycend" scrisse Cruto nel suo diario. "In seguito mi procurai libri dove studiai aritmetica, argebra, fisica e chimica. Tutto ciò, lo confesso, in un modo molto disordinato. Quando potevo assistevo pure a lezioni di fisica sperimentale e di chimica alla Regia università di Torino; e tut­to finì lì".

Nel 1872, grazie ai suoi studi e a un prestito della madre, l'aspirante inventore aprì a Piossasco un piccolo laboratorio tutto suo e cominciò a fare sul serio. Già due anni dopo ottenne dal ministero dell'Agricoltura, Industria e Commercio la "privativa industria­le del Nuovo sistema di graduazione nei termometri". Fino al 1879, infatti, Cruto avrebbe portato avanti anche sperimentazioni sulla misurazione delle temperature.

RITARDO PROVVIDENZIALE

Proprio quell'anno, il giorno del suo 32esimo compleanno, avvenne però la svolta. Quella sera Cruto si recò al Museo industriale di Torino per as­sistere a una conferenza del fisico e ingegne­re Galileo Ferraris. "Una gran folla si pigiava in quella sala, io, per mia disgrazia, arrivai un poco in ritardo e non potei apprendere granché, ma tuttavia vi appresi la parte storica della lampada a incande­scenza". Ferraris aveva spiegato che questo tipo di lampada era niente più che una curiosità da laboratorio, visto che non si trovava un filamento che la tenesse accesa a lungo resistendo alle alte temperature. Allora erano in molti a contendersi il primato sulla lampa­dina, ma tutti frenati dallo stesso cruccio: la scarsa durata del filamento, che si distruggeva troppo presto. Cruto raccolse la sfida: "Prima i lavori sulla cristallizzazione del carbonio si contendevano il campo col mio sistema di misura delle temperature. Ora, abbandonato questo, se lo contendevano coll'illuminazione elettrica".

Nemmeno un anno dopo, il 5 marzo 1880, l'inventore piemontese, usufruendo del lAbo­ratorio di fisica dell'Università di Torino, accese la sua prima lampadina, particolarmente efficiente rispetto a quella realizzata nemmeno 5 mesi prima da Edison (500 ore di durata contro le 40 di quella dell'americano) e con una luce più bianca rispetto a quella giallastra del "rivale".

 

Come ottenne il sorprendente risultato? Impiegando all'interno del bulbo di vetro filamenti di carbonio purissimo "della sottigliezza di un capello, di sezione uniforme, avvolti a spira, elastici, di splendore dell'acciaio brunito, e quello che è più meraviglioso, vuoti nell'interno". La luce ottenuta era "costante, limpida, molto meno costosa delle altre luci elettriche".

SISTEMA CRUTO.

Nel1882 1'inventore portò all'Esposizione di elettricità di Monaco di Baviera (Germania) la sua creazione. "La mia piccola esposizio­ne fu oggetto di molta curiosità per quanti si interessavano delle lampade a incandescenza; fu ben accolta e fu oggetto di buoni articoli sopra giornali seri d'elettrici­tà" annotò soddisfatto.

Ma il lavoro non si fermò e ci furono dei perfeziona­menti: 'l’esito corrispose e anzi superò le aspettative. Erano nello stesso circuito 4 lampade di 4 candele, 32 lampade di 8 candele, 18 di 16 can­dele e 2 di32 candele; ebbene, tutte queste lampade di così diversa forma si illuminarono con perfetta regolarità e uguaglianza, tramandando tutte egualmente una luce fissa e vivissima". Quelle stesse lampade andarono a illuminare per la prima volta le vie e le case di Piossasco, ma soprattutto dodici stanze della Mostra d'elettricità all'interno dell'Esposizione nazionale di Torino del 1884 . Questo sancì il successo dei prodotti della società da poco fondata da Cruto.

Le sue lampade cominciarono a fare il giro del mondo: A Ginevra venne illuminato il grandioso salone del battelJo Mont Blanc che fa servizio di trasporto su quel lago. Da alcuni mesi poi si stanno fabbricando su vasta scala lampade a sistema Cruto dalla casa Mildé di Parigi, concessionaria del brevetto per la Francia. Anche dalla lontana America, a Cuba, a New York le lampade Cruto sono favorevolmente conosciute e apprezzate, e la Società ricevette da questi Paesi offerte per i brevetti" si legge nei suoi appunti. «A Cruto va sicuramente il merito di essere stato il primo ad avviare la produzione e la commercializzazio­ne delle lampadine elettriche su scala industriale» spiega Broglino.

 

PARABOLA DEL SUCCESSO.

Nel 1886 fu ultimata la sua fabbrica di lampadine - la prima in Italia - ad Alpignano, sulla sponda sud della Dora Riparia. Ogni giorno ne uscivano mille lampade di varia intensità: ci lavoravano per una lira al giorno 26operai e maestri vetrai provenienti da Venezia e dall'Olanda.

Contemporaneamente, a Milano, nasceva la Società italiana di elettricità sistema Edison: “La società di Cruto produceva soltanto lampadine, mentre quella milanese produceva sistemi d'illuminazione più complessi: centraline elettriche corredate da lampadine” specifica l'esperto. Per dirigere l'azienda Alessandro si trasferì ad Alpignano, dove, all'età di quarant'anni, trovò anche l'amore. Sposò Libera Camandona che, come ricorda ìui stesso nelle sue memorie, "tutti mi decan­tavano come modello di virtù".

La Società Cruto realizzò l'impianto elettrico di Alpignano, dove l'illuminazione pubblica venne inaugurata con una festa popolare:" Ma la gioia di quegli anni durò poco. Nel 1896 Alessandro, in disaccordo sulla gestione della Società da parte degli amministratori, si risolse a lasciarla. Per Cruto fu una scelta sofferta ("ho dovuto allontanarmi da Alpignano per non morire di crepacuore") che privò del lieto fine quella favola che aveva trasformato il fi­glio di un "mastro da muro" in un inventore, nonostante la mancanza di mezzi e l'assenza di titoli accademici.

Cruto trascorse gli ultimi anni di vita dividendosi tra la famiglia e l'amato laboratorio di Piossasco, ma morì dimenticato da tutti il 15 dicembre 1908. Con lui si spense il sogno italiano della lampadina, e quello di un ra­gazzo di creare un diamante dal nulla.

approfondimenti:

Ecomuseo della lampadina "Alessandro Cruto" di Alpignano

 

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